Bando reti antigrandine e antinsetto in Campania 2026 (CSR SRD06): 70% a fondo perduto, domande entro il 12 ottobre — Studio Paride Porpora

Nota tecnica · Prevenzione dei danni in agricoltura

La rete giusta è una scelta agronomica

Una rete tesa sopra un frutteto sembra un acquisto. È invece una decisione tecnica: quale avversità si vuole intercettare — grandine, brina, pioggia sui frutti, insetti, lumache — decide la maglia, la grammatura, l'orientamento e la struttura di sostegno. La misura campana per la prevenzione dei danni (CSR SRD06) finanzia proprio queste strutture, al 70% della spesa. Il bando è aperto: le domande si presentano sul SIAN fino alle ore 16:00 del 12 ottobre 2026. Leggerlo bene significa capire che il finanziamento premia la coerenza tra rete, coltura e rischio — cioè un ragionamento agronomico, non un preventivo.

Il bando in breve

Il bando è stato approvato con decreto dirigenziale n. 329 del 4 agosto 2026 della Regione Campania (intervento SRD06, azione 1 del CSR 2023-2027).

  • Chi: imprenditori agricoli ai sensi dell’art. 2135 del codice civile, singoli o associati.
  • Cosa: reti e impianti di protezione per frutticolo-viticolo, orticolo e florovivaistico.
  • Quanto: contributo in conto capitale pari al 70% della spesa ammissibile, che va da 20.000 a 220.000 euro — al massimale, circa 154.000 euro di contributo.
  • Dotazione: 5.000.000 di euro, con graduatoria regionale su 100 punti e soglia minima di 35.
  • Quando: domande sul portale SIAN dal 6 agosto alle ore 16:00 del 12 ottobre 2026.
  • Con chi: la relazione tecnica agronomica firmata digitalmente da un tecnico agroforestale abilitato è condizione di ammissibilità della domanda.

Cosa finanzia, e la differenza tra abiotico e biotico

La misura sostiene la realizzazione e l’ampliamento di strutture di protezione — reti e relativi impianti — coerenti con la difesa delle colture da due famiglie di rischi.

Il primo è il danno abiotico, cioè da clima: reti antigrandine, reti antipioggia (anticracking, contro la spaccatura dei frutti), reti antigelo/antibrina, reti ombreggianti. Il secondo è il danno biotico, da organismi nocivi: reti antinsetto e reti anti-lumaca (queste ultime limitate a orticolo e florovivaistico). Sono ammessi frutticolo, viticolo, orticolo e florovivaistico, in pieno campo e — per le reti antinsetto — anche in coltura protetta.

Una distinzione che cambia il conto: nel frutticolo-viticolo sono ammessi sia i materiali (reti, ancoraggi, pali, fili e funi, copri-palo, placchette) sia le spese di installazione, incluse le strutture di sostegno delle reti antinsetto. Nell’orticolo e florovivaistico si finanzia il solo acquisto delle reti: restano fuori le strutture portanti (serre, tunnel, tunnellino) e la posa in opera.

Perché la scelta della rete è un ragionamento tecnico

Qui sta il punto che distingue una domanda solida da una fragile. La rete non è intercambiabile: si sceglie in funzione dell’avversità che si vuole controllare.

Sul fronte insetti, per esempio, la maglia si calibra sulla dimensione del bersaglio, e il bando lo codifica con una soglia netta: reti fino a 100 g/mq per gli insetti più grandi (cimici, carpocapsa), oltre i 100 g/mq per quelli minori (afidi, Drosophila, aleurodidi). Una rete pensata per la cimice non ferma la Drosophila. Sulle orticole cambia anche la modalità di posa. Ed è ammessa la rete multifunzione (per esempio a difesa insieme di grandine e acqua, o pioggia e insetti), che però va scelta sapendo cosa si sta chiedendo alla maglia.

Tradotto: la coerenza tra avversità, coltura e rete è ciò che rende la protezione efficace e ciò che regge la giustificazione tecnica nella relazione a corredo della domanda. È esattamente il lavoro dell’agronomo.

Gli agrumeti della Costiera e della Penisola sorrentina

Il bando riserva un trattamento dedicato alle strutture protettive degli agrumeti della Costiera amalfitana, della Penisola sorrentina e delle isole di Ischia, Capri e Procida: qui i costi ammissibili non seguono i costi standard nazionali ma si determinano con le voci del Prezzario dei Lavori Pubblici della Regione Campania 2026, tramite computo metrico estimativo integrato nella relazione tecnica.

È una buona notizia per i limoneti terrazzati, che hanno strutture proprie e non standardizzabili — e allo stesso tempo il passaggio che richiede più mestiere tecnico nella costruzione della domanda.

Chi può accedere e a quali condizioni

Beneficiari sono gli imprenditori agricoli ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile, singoli o associati, con l’esclusione di chi esercita solo selvicoltura o acquacoltura. Serve l’iscrizione alla Camera di Commercio in posizione attiva con codice ATECO 01 (da 01 a 01.50) associato alla partita IVA, e il Fascicolo aziendale costituito e aggiornato con tutte le particelle oggetto dell’investimento.

I terreni vanno posseduti con un titolo valido — proprietà, altro diritto reale di godimento (il comodato d’uso non è ammesso) o contratto di affitto registrato — e la disponibilità va garantita per almeno 8 anni dalla domanda e comunque 5 anni dal saldo: lo stesso orizzonte per cui l’impianto va mantenuto in funzione. Sono richiesti inoltre i requisiti di affidabilità, la regolarità del DURC e, nei casi previsti, la verifica antimafia. Un vincolo da leggere prima di impostare più domande in famiglia: lo stesso legale rappresentante non può partecipare a più domande sullo stesso bando, neppure tramite soggetti giuridici distinti.

Quando l’intervento ricade nel campo della verifica di assoggettabilità a VIA o della valutazione di incidenza, la domanda va corredata dalla richiesta di avvio della procedura; in caso contrario è il tecnico progettista ad attestarne la motivazione.

Quanto vale

L’aliquota di sostegno è del 70% della spesa ammissibile, con una spesa minima di 20.000 e massima di 220.000 euro: su un progetto al massimale il contributo arriva a circa 154.000 euro. La dotazione del bando è di 5.000.000 di euro. È possibile chiedere un anticipo fino al 50% del contributo con garanzia fideiussoria, e il progetto va completato entro 12 mesi dalla concessione.

Le voci principali sono a costi standard (tabelle UCS della Rete Rurale Nazionale): l’impianto antigrandine vale 11.808 euro per ettaro senza struttura portante specifica e 23.049 con struttura; la rete multiuso a monoblocco 32.428 euro per ettaro senza struttura e 43.372 con struttura; la rete multiuso monofilare 17,40 euro al metro. Questo semplifica moltissimo la rendicontazione — con i costi standard non servono fatture per quelle voci, il controllo è sull’opera realizzata e sulla superficie — ma sposta tutto il lavoro a monte: il progetto va dimensionato su quei parametri.

Come si costruisce il punteggio

Le domande ammissibili entrano in graduatoria su 100 punti, con soglia minima di 35. Vale la pena leggere i pesi, perché quasi tutti dipendono da scelte fatte prima di presentare:

  • Localizzazione (30 punti): 30 se almeno metà della superficie di intervento è in aree rurali C e D, 25 se in aree A e B.
  • Caratteristiche aziendali (30 punti): è il rapporto tra la SAU dei comparti ammessi e la SAU totale aziendale — oltre il 30% vale 30 punti, tra 10 e 30% ne vale 20, tra 5 e 10% ne vale 10.
  • Sistemi produttivi (10 punti): 10 per il biologico o per una denominazione DO/IG, 8 per l’adesione al Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata.
  • Dimensione economica (20 punti): è il rapporto tra costo del progetto ed ettari di superficie protetta. Il massimo si prende tra 23.000 e 28.000 euro per ettaro, e il punteggio scende salendo di costo fino ad azzerarsi oltre i 44.000.
  • Collegamento con altri interventi (10 punti): 10 se nel 2025 l’azienda ha aderito a uno degli interventi nazionali di gestione del rischio.

L’ultimo punto merita attenzione, perché è controintuitivo: poiché le voci sono a costi standard, il rapporto costo/ettaro non si negozia con il preventivo — si determina scegliendo la tipologia di impianto e la superficie da proteggere. Il punteggio più alto della fascia economica, per esempio, coincide con l’impianto antigrandine su struttura portante dedicata. È una scelta di progetto, e va fatta consapevolmente.

Perché conviene impostarla come progetto agronomico

Messe in fila, le regole disegnano una misura che finanzia la prevenzione ragionata: la rete giusta per l’avversità giusta, dimensionata sui costi standard, coerente con la coltura e con il profilo dell’azienda, mantenuta per il periodo d’impegno. Non a caso il bando chiede che la relazione tecnica agronomica sia redatta e firmata digitalmente da un dottore agronomo e forestale, da un perito agrario o da un agrotecnico, pena l’inammissibilità: dentro ci vanno l’analisi del rischio aziendale, l’inquadramento dei vincoli, le consistenze, il piano di coltivazione, il programma degli investimenti con cronoprogramma e quadro economico.

È il tipo di intervento in cui l’agronomia serve prima dell’acquisto — a scegliere cosa proteggere e con cosa — e non solo a compilare la domanda. Impostata così, la protezione funziona in campo e la domanda regge in istruttoria.

Se stai valutando reti di protezione per il tuo frutteto, vigneto, agrumeto, orto o vivaio in Campania, scrivimi: guardiamo insieme quale avversità conviene intercettare, che punteggio può realisticamente prendere la tua azienda e come impostare l’intervento perché regga tecnicamente. C’è tempo fino al 12 ottobre, e il lavoro fatto bene si prepara prima.

Domande frequenti

Qual è il bando per le reti antigrandine e antinsetto in Campania?

È l’intervento SRD06 azione 1 del CSR Campania 2023-2027, approvato con decreto dirigenziale n. 329 del 4 agosto 2026. Finanzia al 70% la realizzazione e l’ampliamento di impianti di protezione delle colture da avversità climatiche e da organismi nocivi. Le domande si presentano sul portale SIAN dal 6 agosto alle ore 16:00 del 12 ottobre 2026.

Quali reti finanzia il bando prevenzione danni in Campania?

Reti antigrandine, ombreggianti, antipioggia (anticracking), antigelo/antibrina per i danni da clima; reti antinsetto e anti-lumaca (orticolo e florovivaistico) per i danni biotici. Coprono frutticolo, viticolo, orticolo e florovivaistico, in pieno campo e — per le antinsetto — anche in coltura protetta. Nel frutticolo-viticolo sono ammesse anche le spese di installazione; nell’orticolo e florovivaistico il solo acquisto delle reti.

Qual è l’aliquota di finanziamento?

Il 70% della spesa ammissibile, tra un minimo di 20.000 e un massimo di 220.000 euro: al massimale il contributo è di circa 154.000 euro. La dotazione complessiva del bando è di 5 milioni di euro. È possibile chiedere un anticipo fino al 50% del contributo, con garanzia fideiussoria.

Come si sceglie la rete antinsetto giusta?

In base all’insetto bersaglio: reti fino a 100 g/mq per insetti più grandi (cimici, carpocapsa), oltre 100 g/mq per quelli minori (afidi, Drosophila, aleurodidi). La maglia sbagliata non ferma il parassita che si vuole escludere. Sono ammesse anche le reti multifunzione, che vanno però scelte sapendo quali avversità devono intercettare.

Serve un tecnico per presentare la domanda?

Sì. La relazione tecnica agronomica va redatta sull’applicativo regionale SIARC e firmata digitalmente da un tecnico competente in materia agroforestale (dottore agronomo e forestale, perito agrario, agrotecnico) e controfirmata dal richiedente: in mancanza, la domanda è inammissibile. La domanda di sostegno si presenta poi sul SIAN tramite un CAA, un libero professionista delegato e accreditato, o in proprio come utente qualificato.

Chi può presentare domanda?

Gli imprenditori agricoli ai sensi dell’art. 2135 c.c., singoli o associati (esclusi selvicoltura e acquacoltura pura), con iscrizione CCIAA ATECO 01 e Fascicolo aziendale aggiornato. I terreni vanno tenuti a disposizione e l’impianto mantenuto in funzione per il periodo d’impegno: 8 anni dalla domanda, 5 dal saldo.

Fino a quando si può presentare la domanda?

Le domande di sostegno si rilasciano sul portale SIAN dal 6 agosto 2026 fino alle ore 16:00 del 12 ottobre 2026. Le spese di progettazione sono ammissibili anche se sostenute prima della domanda, purché non anteriori a 24 mesi.

Studio Paride Porpora · Dottore Agronomo · Iscr. Ordine SA n. 873 · Pellezzano (SA)

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