Pensiero
Come guardo le piante
Raccolta di scritti dello Studio sui temi su cui torno più spesso quando spiego un incarico a un committente o discuto un caso con un collega. Non sono manifesti: sono il modo in cui penso il mestiere — l'agronomo come osservatore, la pianta come essere vivo, la potatura come gesto di rispetto, il vino naturale come accordo onesto, la biodiversità non come ideologia ma come strumento.
L’agronomo è un osservatore
Per decenni l’agricoltura ha avuto una connotazione di costante, diretta e profonda modifica dell’ambiente in cui crescono le piante. Quell’approccio — quello che tende a forzare il sistema — ha fallito. Confrontarsi con un sistema naturale richiede di studiare e riconoscere i fenomeni che si susseguono nel campo coltivato, e poi cercare di gestirli al meglio. Non di sovrascriverli.
Un bravo agronomo è innanzitutto osservatore: osserva la predisposizione naturale di un ambiente, ne favorisce e imita gli equilibri, diffonde agricoltura di qualità — efficiente, sostenibile, generatrice di paesaggio. È un approccio ormai condiviso anche nei contesti agricoli più intensivi: sovesci nelle colture protette, lanci di insetti antagonisti e funghi utili, induzione delle difese naturali della pianta. Strumenti dell’agronomo aggiornato. Spesso anche le opzioni più convenienti.
L’agroecosistema non è un bosco vergine
L’approccio «naturalistico», in alcune aziende, si traduce nel lasciar fare alla natura — una filosofia che andrebbe definita, più onestamente, di abbandono. L’agroecosistema non è un sistema naturale in equilibrio, come lo sarebbe un bosco vergine: è un sistema in cui l’uomo ha agito modificandone profondamente l’essenza. Non si può trattarlo come tale. La resilienza del sistema non porterà alla produzione dell’uva o dell’ortaggio cercato.
Per questo gestire un’azienda biologica, biodinamica o «naturale» richiede una professionalità ancora maggiore di quella richiesta da un’azienda convenzionale: ricreare, dentro l’azienda, sotto-sistemi simili a quelli naturali. Suolo, simbiosi radicali, microambienti per gli antagonisti, induttori di difesa, monitoraggio dei cicli biologici. Non c’è scorciatoia ideologica.
La potatura è un gesto di rispetto
Quello che si instaura in ambito agricolo tra uomo e pianta è un rapporto simbiotico tra due organismi. Simbiosi è l’associazione tra due o più individui che determina che dalla vita in comune traggano vantaggio entrambi, o uno solo ma senza danneggiare l’altro. In quest’ottica si pone bene il termine che prediligo per sintetizzare lo stile con cui la potatura va operata: rispetto.
Lungi da me dilungarmi in romantiche speculazioni su amore per le piante, o immaginare sentimenti negli esseri vegetali. Il punto è un altro: modellare un essere vivente senza considerare che in esso stiano attivamente operando vasi, ormoni, equilibri, difese, è tutt’altro che furbo o conveniente. Non esistono forme di allevamento o tecniche di taglio perfetti. L’unica soluzione è valutare ogni aspetto, senza tralasciarne alcuno.
Il vino naturale: una grandezza e un rischio
Il vino naturale è un accordo tra produttore e cliente di evitare molti dei compromessi che l’enologia classica accetta — stabilità, brillantezza, colore, morbidezza ottenuti a scapito di corpo, complessità, intensità olfattiva. Questa è la sua grandezza. Ma nella miriade di prodotti in commercio ci sono grandi differenze: vini molto interessanti, e vini con difetti che non sono il frutto di compromessi non accettati, ma errori di vinificazione.
Molte molecole volatili considerate responsabili di difetti olfattivi hanno una caratteristica negativa difficile da contestare: oltre una certa soglia di presenza rendono uguale qualsiasi vino. La lotta contro l’omogeneizzazione non può sfociare in un’omogeneizzazione ancora più marcata.
Scienza e leggende
Il vigneto va irrigato? La potatura dell’olivo va fatta ogni anno? Il vino bianco va bevuto giovane? Scienza, tecnologia e cultura nel mondo agricolo e vinicolo sono ormai talmente vaste che leggendo e discutendone con i vari attori è facile trovare risposte contraddittorie alle stesse domande — e spesso nessuna di quelle risposte è sbagliata.
Ogni varietà, annata, areale e cantina ha il proprio potenziale, che va identificato e sfruttato per quello che è. È l’unico modo di ottenere ottime produzioni. Per questo lo Studio rifiuta le risposte standard, e per questo ogni incarico parte da un sopralluogo.
Se uno di questi temi ti tocca, scrivimi una mail — anche solo per discuterne.