Servizi · 06
Consulenza agricola
Per decenni l'agricoltura ha avuto una connotazione di costante, diretta e profonda modifica dell'ambiente in cui crescono le piante. Quell'approccio — quello che tende a *forzare* il sistema — ha fallito. Oggi serve un'agronomia che osservi prima di prescrivere, e che gestisca il campo coltivato per quello che è davvero: un agroecosistema, non un macchinario.
Un consulente moderno
Confrontarsi con un sistema naturale richiede di studiare e riconoscere i fenomeni che si susseguono nel campo coltivato, e poi gestirli al meglio. Non di sovrascriverli. Penso che un bravo agronomo sia innanzitutto osservatore: osserva la predisposizione naturale di un ambiente, ne favorisce e imita gli equilibri, diffonde agricoltura di qualità — efficiente, sostenibile, generatrice di paesaggio.
È un approccio ormai condiviso anche nei contesti agricoli più intensivi, e non più prerogativa esclusiva dell’agricoltura biologica o di imprenditori particolarmente sensibili. Sovesci nelle colture protette, lanci di insetti antagonisti e di funghi utili contro fitofagi e malattie, molecole che inducono le difese naturali della pianta: sono strumenti dell’agronomo aggiornato, e spesso anche le opzioni più convenienti dal punto di vista economico. Le scelte relative ai tempi e alle modalità di un intervento «classico» con fitofarmaci — naturali o di sintesi che siano — non prescindono mai dal monitoraggio e dalla conoscenza del ciclo biologico di parassita e ospite. Questa è l’agronomia che pratico.
Non è «lasciar fare alla natura»
L’approccio «naturalistico», in alcune aziende, si traduce nel lasciar fare alla natura — una filosofia che andrebbe definita, più onestamente, di abbandono. Causa l’insorgere di problemi che non riguardano solo la quantità: spesso compromettono anche la qualità delle produzioni. Succede anche in cantina, quando si lasciano agire senza controllo enzimi e microrganismi che riducono, ossidano, acetificano un vino in nome di una presunta «evoluzione naturale».
La mia idea è semplice: l’agroecosistema non è un sistema naturale in equilibrio, come lo sarebbe un bosco vergine. È un sistema in cui l’uomo ha agito modificandone profondamente l’essenza. Non si può trattarlo come tale. La resilienza del sistema non porterà alla produzione dell’uva o dell’ortaggio cercato.
Per questo gestire un’azienda biologica, biodinamica o «naturale» richiede una professionalità ancora maggiore di quella richiesta dall’amministratore di un’azienda convenzionale: si tratta di ricreare, dentro l’azienda, sotto-sistemi simili a quelli naturali. Significa gestire il suolo favorendo la formazione di una struttura stabile e lo sviluppo di microfauna e microflora utili — sofficità, stabilità, disponibilità di acqua ed elementi minerali ne traggono beneficio. Significa favorire lo sviluppo di batteri e funghi simbionti sulle radici, che aumentano la superficie esplorata, l’assorbimento di acqua e nutrienti, le difese della pianta. Sulla parte epigea, lanciare insetti e microrganismi utili e creare microambienti che ne favoriscano lo sviluppo, in modo da spostare l’equilibrio a sfavore di fitofagi e patogeni; utilizzare molecole che inducono la pianta ad alzare le proprie difese naturali; conoscere e osservare i cicli biologici dei nostri «nemici» e dei loro antagonisti, in modo da decidere se, come e quando intervenire al meglio.
Come lavoro con un’azienda agricola
Ogni consulenza parte da un sopralluogo in azienda. Niente prescrizioni a vista, niente preventivi prima di aver visto suolo, esposizione, sesti, varietà, conduzione, archivio fitoiatrico. Solo dopo il sopralluogo metto su carta un quadro tecnico iniziale, e quel quadro è la base di tutto quello che ne segue.
Da lì in poi posso accompagnare l’azienda su uno o più livelli: programmazione annuale delle operazioni colturali (potatura, gestione del suolo, concimazioni, irrigazioni, fertirrigazioni, difesa fitosanitaria); conduzione tecnica in corso di stagione, con visite periodiche di verifica e indicazioni di intervento puntuali (modello canonico dello Studio: prodotto · dose · modalità · tempi); Piani di Sviluppo Aziendale (PSA), pratiche su bandi PSR e CSR — solo quando l’impianto del progetto è coerente con la struttura reale dell’azienda; consulenza in fase di reimpianto o riconversione (scelta varietale, sesto, forma di allevamento, sistemi di gestione del suolo); accompagnamento alla certificazione (biologica, integrata) e formazione interna degli operatori.
Cosa il committente riceve
A seconda dell’incarico: relazione di sopralluogo iniziale con quadro tecnico dell’azienda; piano di intervento annuale con calendario delle operazioni; indicazioni di intervento periodiche (prodotto, dose, modalità, tempi, con eventuale equivalente commerciale); restituzioni cartografiche in QGIS/CAD quando il caso lo richiede; relazioni tecniche per pratiche di finanziamento (PSA, CSR) costruite sulla struttura reale dell’azienda, non su un copia-incolla di categoria.
Se hai un’azienda agricola — vigneto, oliveto, frutteto, orto in pieno campo o protetto — e cerchi una consulenza che parta dall’osservazione e non dal preventivo, scrivimi una mail.